Andare dal medico sani e uscirne “malati”. Strano ma vero!

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Ciao a tutti e ben ritrovati all’appuntamento con la nostra Newsletter. Vi diciamo subito che la notizia di oggi ( e soprattutto i suoi risvolti) è abbastanza sconfortante, in modo particolare per noi che ci occupiamo molto spesso di Salute Mentale e che, pur con atteggiamento sempre critico, crediamo nel valore della psichiatria. Ma facciamo un passo indietro. Generalmente quando andiamo da un medico nutriamo nei suoi confronti la massima fiducia, quando nella fattispecie si va da uno psichiatra ancora di più, perchè la Salute Mentale rappresenta una condizione indispensabile per vivere in armonia e stare bene con se stessi e gli altri. In fondo, noi siamo la nostra mente e prendersene cura nel modo più appropriato è un obiettivo a cui tutti dovremmo tendere. Fondamentali, quindi, diagnosi corrette e, altro fattore importante, che non ci sia da parte dello psichiatra una eccessiva medicalizzazione. Purtroppo non è sempre cosi!

Siamo venuti a conoscenza di un esperimento compiuto negli Stati Uniti e che ci ha a dir poco sconvolto. Uno psicologo che insegna alla Stanford University, David Rosenhan, probabilmente con l’intento di mostrare errori nelle diagnosi psichiatriche e soprattutto le conseguenze negative dovute a giudizi psichiatrici errati, nel 1973 ha selezionato otto volontari, rendendoli protagonisti di un esperimento davvero interessante e oltremodo rivoluzionario. Ciascuno di loro ha telefonato ad un ospedale per prendere un appuntamento, durante il quale ha dichiarato di sentire delle voci. Ma attenzione! Eccetto questa falsa affermazione, e naturalmente la dichiarazione di un nome e  una professione falsi,  gli interessati non hanno mentito e non hanno aggiunto informazioni errate sulla loro condizione psicologica e sulle loro esperienze di vita.

Beninteso, le otto persone non presentavano in realtà nessun disturbo psichiatrico, Rosenhan stesso ebbe modo di valutare la loro salute mentale, non rilevando condizioni patologiche. Inaspettatamente, ma forse nella visione di Rosenhan neanche troppo, tutti i finti pazienti furono ricoverati, con le diagnosi più svariate: sette infatti furono definiti schizofrenici, e uno maniaco depressivo. Ciò è davvero sconcertante e avvilente. E’ vero, i cosiddetti pazienti hanno in parte mentito, e certamente udire delle voci può essere sintomatico di una condizione preoccupante. Ma da qui al ricovero immediato ce ne passa. Ricovero che tra l’altro non è stato breve poichè le otto persone sono state trattenute da sette a cinquantaquattro giorni, nonostante le loro reazioni successive tese a dimostrare la loro salute mentale e nonostante il loro comportamento corretto, disciplinato e collaborativo durante il ricovero.

Insomma un etichettamento vero e proprio, una fallace diagnosi che bolla l’individuo  inesorabilmente, constringendolo a cure inappropriate. Ma non è tutto. In seguito alla pubblicazione ufficiale dei risultati di questo esperimento, un ospedale chiese a Rosenhan la sua disponibilità a inviargli nei mesi successivi altri finti pazienti. Le conseguenze di questo nuovo esperimento (perchè nei fatti  si può veramente considerare tale) fu altrettanto drammatico, se non, per certi aspetti, grottesco. La situazione infatti si ribaltò in modo drastico, poichè quel furbone di Rosenhan, pur accettando formalmente la proposta, non inviò nessun finto paziente. E sapete cosa accadde? Accadde che l’ospedale in questione reputò impostori o comunque sospetti molti degli individui che si presentarono nel tempo prestabilito. Davvero incredibile! E anche deleterio. Pensiamo infatti a quelle povere persone sofferenti di disagio psichico che, invece di essere accolte e sostenute con cure adeguate, si sono sentiti etichettati come degli imbroglioni.

Rosenhan ha quindi dimostrato in modo efficace e sorprendente quanto a volte possono essere sbagliati i metodi di valutazione psichiatrica, quanto sia pericoloso e diffuso un etichettamento pregiudiziale, e, in buona sostanza, l’incapacità di alcune strutture psichiatriche. Ci sentiamo di dire, però che non bisogna assolutamente generalizzare. Non spaventiamoci innanzi alle conclusioni di un esperimento che alla fin fine è limitato ad alcuni casi specifici. Senza dubbio esistono anche dei bravi professionisti dei quali ci si può fidare. Vale pur sempre il concetto, come espresso anche all’inizio, dell’esigenza di una capacità critica che dobbiamo sempre esercitare nei confronti anche delle persone alle quali ci affidiamo con speranza. Certo, quando il disturbo mentale è molto intenso, la nostra capacità di giudizio può essere comprensibilmente meno rigorosa, perchè l’emotività e il desiderio di trovare soluzioni rapide possono giocare un ruolo importante. Ma, anche in questi casi difficili, mantenersi consapevoli e integri è fondamentale, anzi può già essere un primo passo verso un percorso di guarigione.