Tutti un po’ “Matti”

pubblicato in: Newsletter | 0

Non possiamo esimerci dal constatare che , negli ultimi tempi , nonostante ci sia ancora tantissimo da fare, lo stigma relativo alla malattia mentale e alle persone ad esso affette, sia parzialmente diminuito. Tra l’altro, a questo proposito, è interessante notare come il pregiudizio e l’atteggiamento discriminatorio siano a volte non solo assunti dalle persone che ci stanno attorno, ma anche da noi che magari viviamo in prima persona queste problematiche. Com’è facile infatti, nei momenti particolarmente ansiosi o di depressione, pensare avviliti:” oddio, sto diventando matto, sono diverso dagli altri, non guarirò mai!”. I fatti provano che questi discorsi demoralizzanti e assolustici non solo possono peggiorare la situazione, ma , oggi come oggi, non sono nemmeno realistici. Quanti di noi hanno sofferto malessere psicologico o psichiatrico, anche grave, e poi, con le cure adeguate, hanno visto il loro porblema modificarsi in senso positivo, se non adirittura scomparire.
Sono in un certo senso rassicuranti anche i risultati di alcune ricerche e statistiche realizzate sull’argomento, poiché visualizzano il fatto che molte più persone di quelle che normalmente si pensa devono affrontare questa tipologia di problemi. Si diffonde cosi la consapevolezza che non si tratta di casi rari e per questo ancor più strani, ma di realtà che accomunano tanti di noi. In tale contesto , molto significativa è stata una ricerca condotta in Nuova Zelanda, secondo la quale solo il diciassette percento della popolazione sotto i quarant’anni di età non ha mai sofferto di un problema mentale nel corso della sua vita . Per l’esattezza, lo studio è stato effettuato su un campione di mille partecipanti tra gli undici e i trentotto anni, e ha visto la  pubblicazione sulla nostra rivista di psicologia “JOURNAL OF ABNORMAL PSYCHOLOGY”.Tra l’altro anche altre ricerche sembrano confermare pressapoco questi interessanti dati. Ne sono state fatte alcune anche in Svizzera e negli Stati Uniti, ed è risultato che l’ottantacinque percento degli individui ha almeno un problema mentale nel corso della sua vita. Viene da pensare, a questo punto, che, se attribuiamo al termine”normale”il significato etimologico di “nella norma”, e quindi, in un certo senso, che appartiene alla maggioranza, allora non sono poi cosi tanto normali le persone cosidette sane!
Effettivamente qualche dubbio  viene , quando si incontrano quegli individui perennemente allegri, soddisfatti e felici, senza mai nemmeno  l’ ombra di una debolezza o di una qualche, anche vaga , crisi interiore (ma poi queste persone esistono? Mah …) Certo , ci sarebbero comunque da fare delle ulteriori distinzioni, che le ricerche suddette non sottolineano più di tanto. Un conto è infatti soffrire di un disturbo psicologico passeggero, come ad esempio una momentanea crisi d’ansia o un episodio di depressione reattiva, e un conto è trovarsi ad affrontare una condizione patologica duratura. In quest’ultimo caso è probabile che le persone coinvolte rappresentino una percentuale inferiore rispetto a quelle rilevate dalle statistiche.
Ciò che ci interessa comunque evidenziare in questo contesto, è quanto sia positivo che, nella nostra epoca storica, innanzitutto si riesca a parlare di questi argomenti in modo diffuso, senza quegli odiosi preconcetti che invece caratterizzavano periodi precedenti. Poi ,sicuramente, la consapevolezza che , seppure in gradi diversi, il disagio psicologico riguardo un numero cosi vasto di persone, è importante per ridurre lo stigma e, perché no, per ricordarci, in quest’epoca supertecnologica ove tutti dovremmo essere magicamente perfetti, che siamo essere umani, suscettibili di debolezze e a volte emotivamente fragili. Il giorno che diventeremmo robot, le cose cambierranno e psichiatri e psicologi andranno a casa. Ma questo sarà un mondo perfetto? No, non credo…