Personificazione del dolore per tentare di alleviarlo

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Ciao a tutti e benvenuti ad un nuovo appuntamento con la nostra newsletter. Speriamo tutti che abbiate trascorso una buona Pasqua, in questo periodo ancora così complesso a causa della pandemia. Come raccontato nella precedente newsletter, proprio durante un tempo tanto difficile e complicato è necessario dotarsi di molta pazienza, ma questa, più in generale, è una dote apprezzabile in differenti contesti della vita. Ricordate il dolce dipinto della Madonna cucitrice che tanto ci ha ispirato per la scorsa newsletter? Si è trattato di un appiglio per riflettere sulla pazienza che tutti noi, spesso e volentieri, dobbiamo imporci per affrontare anche la semplice quotidianità.

A volte, e qui introduciamo sostanzialmente il tema di oggi, lo stress di tutti i giorni, ma anche la noia, oltre che, naturalmente, eventi più dolorosi o traumatici (la pandemia può essere annoverata tra questi) possono condurre anche a sensazioni di profonda tristezza, disillusione, mestizia.

Noi che siamo radio della Salute Mentale ci proponiamo, quando ne capita l’occasione, di raccontare le sfaccettature che caratterizzano i vari stati emotivi, curiosità direttamente dal mondo della psicologia ed, eventualmente, strategie per arginare la negatività di certi stati d’animo.
Sull’onda di tutto ciò, abbiamo individuato un curioso quanto interessante articolo su Vanityfair.it, pubblicato ad inizio 2020 e scritto da Simone Cosimi, nel quale si racconta un semplice metodo per alleviare sensazioni di tristezza. Beninteso, gli stati emotivi che l’uomo prova (anche quelli considerati negativi) sono sicuramente fondamentali per la sua crescita spirituale e, in un certo senso, anche se secondo una prospettiva magari un poco superficiale non sembra, possono portare ad un arricchimento interiore importante.
Anche solo, per esempio, a comprendere meglio le sofferenze altrui, partecipando così in modo più sensibile agli episodi di vita difficili di amici e parenti. Detto questo, però, è altresì importante tentare di arginare le profonde tristezze che a volte ci assalgono, e ben vengano metodi tesi a questo obiettivo, meglio ancora se facilmente attuabili.

Nell’articolo di Cosimi, a questo proposito, si cita uno studio svolto in Texas e a Hong Kong, dal quale si evince in maniera molto chiara come riuscire in qualche modo a “personificare”la propria tristezza aiuti le persone a stare meglio, almeno nel medio periodo. Si tratterebbe, in buona sostanza, di esercitare una sorta di distacco nei confronti di ciò che avvertiamo come una sensazione spiacevole di tristezza, attribuendole addirittura una sorta di identità propria con la quale interagire. Da un punto di vista anche semplicemente intuitivo, la ricerca non sembra fare una piega, anche se nell’articolo suddetto vengono giustamente sottolineati pure i limiti di questo studio, consistenti nella prospettiva rivolta solo al breve-medio termine e al fatto che i contenuti riguardano solo sentimenti come la tristezza e la felicità, non precisando cosa accadrebbe, ad esempio, con altre sensazioni come rabbia, imbarazzo, senso di colpa o depressione (quest’ultima, osserva giustamente l’autore dell’articolo, molto differente dalla semplice tristezza). Prendendo le distanze e mutando la prospettiva ponendosi in un ruolo di osservatori può portare, comunque, a dei risultati significativi.

Ci viene da aggiungere, per concludere, che anche in questo terribile tempo di pandemia, riuscire nell’utilizzo di tale apparentemente semplice stratagemma può essere d’aiuto per alleviare la forte tristezza che proviamo, o almeno per delimitarla entro certi tempi, tentando di far si che non invada completamente le nostre giornate. Al netto che, come scrivevamo all’inizio, innanzi a determinati eventi drammatici è assolutamente normale provare ansia, frustrazione e tristezza L’importante è non lasciarsene travolgere, e ben vengano anche piccole ma, si spera, efficaci strategie per ridurre l’impatto negativo di tali eventi sul nostro equilibrio psicologico.