Stress da lavoro avvertito dal corpo

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Ciao a tutti ben ritrovati all’appuntamento settimanale con la nostra newsletter. Sto scrivendo questo articolo di venerdì, sicuramente uno dei giorni più amati della settimana. E’ abbastanza facile comprenderne il motivo: anche se non per tutti, per gran parte della popolazione questo rappresenta l’ultimo giorno lavorativo di un settimana spesso faticosa e stressante. Come non ricordare, facendo riferimento al mondo della musica, il famoso brano di Ligabue “E’ venerdì, non mi rompete i coglioni”, pubblicato nel 2017.E’ indiscutibile che quando il proprio lavoro piace l’affaticamento e lo stress risultano minori, anche se giornate di pausa sono comunque indispensabili per rigenerarsi e “staccare”da una routine a volte stancante. A proposito di lavoro che piace o non piace, delle sue possibili conseguenze e dei segnali che possono farci comprendere quando magari è il caso di mutare alcune situazioni, particolarmente significativo ci è sembrato un articolo letto su HUFFINGTON POST, scritto da Monica Torres.In particolare, vengono elencate le reazioni propriamente fisiche che possono rappresentare segnali importanti relativamente allo stress da lavoro. Anche per me sono sintomi a cui prestare grande attenzione, pure perchè sovente il nostro corpo riesce a percepire istintivamente problemi e difficoltà ai quali la nostra mente razionale, per i più svariati motivi,non presta particolare attenzione.Significativo, ad esempio, è il fatto di non riuscire a dormire più bene, trascorrendo notti insonni o subendo interruzioni durante il ciclo del sonno. Se il fenomeno si protrae per molto tempo, è necessario porsi qualche interrogativo. Altri segnali d’allarme potrebbero essere i mal di testa frequenti, conseguenza dell’ irrigidimento dei muscoli innanzi alla valutazione del luogo di lavoro come sostanzialmente una “zona di pericolo”. E ancora: generali dolori muscolari (effetto di un sistema nervoso sempre in allerta), peggioramento di disagi mentali già esistenti, tendenza da ammalarsi più frequentemente (c’è una relazione importante tra lo stress cronico e il sistema immunitario). Si può inoltre perdere interesse per il sesso, con significativo calo del desiderio e della libido, ma anche più semplicemente, come sostengono alcune persone, avere meno tempo per dedicarsi alla sessualità. Altro indizio allarmante può essere la costante sensazione di stanchezza e di affaticamento, ma anche vari problemi allo stomaco , come indigestione, costipazione e gonfiore, tutti elementi in qualche modo associabili a un pesante stress. Ultimo segnale da non sottovalutare è il cambiamento dell’ appetito, nel senso che, quando il lavoro è artefice di un disagio emotivo costante nel tempo, la nostra reazione può essere quella di confortarci col cibo, magari anche zuccheroso (adatto a calmare le emozioni ma nocivo se se ne usufruisce in eccesso).Nell’ articolo suddetto vengono elencati alcuni suggerimenti per migliorare la situazione, come prendersi una pausa, coltivare le amicizie fuori dal lavoro, dedicarsi alla meditazione e allo sport, ma anche, nel impossibilità magari di cambiare lavoro, esercitare un pensiero più positivo e una maggiore consapevolezza, in modo da concentrarsi con più vigore sulle situazioni da noi controllabili, piuttosto che rimuginare sul passato o su quello che gli altri pensano di noi.Mi sembra di capire che, in linea generale, la questione non stia più solamente sul fatto che il lavoro  piaccia o meno, nel senso che anche una professione tutto sommato  gradevole o addirittura appassionante può portare ad uno stress nocivo, se non si rispettano equilibri di tempi e condizioni. Come scritto all’inizio, è quasi però matematico arrivare a soffrire a causa di un lavoro che suscita poco o nessun interesse in noi. Nell’incoraggiare eventualmente a cambiare la situazione (anche se so la grande difficoltà ai nostri giorni di trovare un nuovo lavoro), una possibile strategia potrebbe essere quella di valorizzare al massimo l’effetto benefico che la nostra professione porta agli altri. Tutti i lavori sono naturalmente utili alla società e esercitare una costante consapevolezza del bene che si contribuisce a raggiungere col proprio mestiere non può che essere gratificante anche per ciascuno di noi.