Sanremità

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Non posso esimermi dal commentare, almeno a grandi linee, il festival di Sanremo. Anche perché qualche settimana fa avevo espresso la mia opinione sulla scelta della co-conduttrice Maria De Filippi, e quindi mi sembra doveroso fare un resoconto sugli effettivi risultati della manifestazione.

Innanzitutto bisogna dire che gli ascolti sono andati benissimo, ma questo molti di voi già lo sapranno perché ne hanno parlato abbondantemente giornali e telegiornali. In particolare hanno brillato la prima e l’ultima serata, soprattutto relativamente allo share, cioè alla percentuale d’ascolto. A onor del vero bisogna sottolineare il fatto che gli altri canali hanno come “sospeso” la loro programmazione, nel senso che non hanno proposto alcunché di realmente concorrenziale. Questo però succede già da diversi anni, e non sempre è stato comunque evitato il flop del festival. Penso ad esempio all’edizione del 2006 con Panariello, o a quella del 2008 con Baudo.

Ma entriamo più specificatamente nei contenuti dello show. Che dire ad esempio dei due conduttori? Carlo Conti è sempre impeccabile, preciso, dinamico e sveglio, ma forse un tantino freddo nella sua indistruttibile perfezione, a tratti quasi robotico, nel bene e nel male. Spesso ricorda Baudo, pur essendo decisamente più abbronzato. Quando cerca di fare battute di spirito purtroppo non fa quasi mai ridere, ma non si può avere tutto dalla vita. Maria invece è stata sempre un passo indietro, come d’altronde è nel suo stile, ed è riuscita a risultare veramente efficace solo nei momenti in cui si è dato spazio alle vicende umane. Si perché anche queste sono entrate nel magico mondo del festival, come quando, durante la prima serata, sono stati invitati anche gli operatori della Protezione Civile, ricordando gli avvenimenti tragici dei terremoti e di Rigopiano. Maurizio Crozza è invece intervenuto ogni sera per ironizzare, nel modo sagace che lo contraddistingue, sui fatti politici attuali e sul festival stesso.

E gli ospiti? Meravigliosi, tutti. Nessuno di loro si è risparmiato! Tiziano Ferro ha interpretato con sofferta partecipazione un brano di Tenco, per poi duettare sul palco con una ritrovata Carmen Consoli. Ricky Martin ha fatto ballare tutto l’Ariston coi suoi mitici pezzi trascinanti. Mika ha dimostrato ancora una volta, se mai ce ne fosse stato bisogno, il suo incredibile senso dello spettacolo, nonché la sua candida sensibilità. Virginia Raffaele, assoluta rivelazione della scorsa edizione, ha divertito tutti nuovamente con la sua perfetta imitazione di una Sandra Milo più che mai al top. Robbie Williams….bé, Robbie Williams ha addirittura baciato sulla bocca Maria De Filippi, in uno dei momenti che, volenti o nolenti, verranno maggiormente ricordati di questo Sanremo. Mi preme poi ricordare l’impareggiabile performance di Zucchero, grande tra i grandi, che per l’occasione ha addirittura rispolverato il Miserere cantato anni fa con Pavarotti, incantando la platea.

E i cantanti in gara, mi chiederete voi? Ecco, è questo il punto. Non hanno rischiato di essere stati soltanto la cornice di un maestoso spettacolo che è sembrato paradossalmente emarginarli? In parte l’effetto pare esser stato proprio questo, ed è vivamente auspicabile che le prossime edizioni cerchino, nel limite del possibile, di enfatizzare con più vigore la loro presenza. I cantanti in gara devono diventare la vera struttura portante dell’evento e non un mero riempitivo tra un ospite internazionale e un altro.

Fiorella Mannoia (data per favorita e arrivata invece seconda) si è esibita con classe e carisma, dando peso e valore all’ottimistico testo di una canzone oggettivamente riuscita. Molto interessante Ermal Meta, arrivato terzo,mentre il brano di Francesco Gabbani, pur se accattivante e originale nella sua semplicità, forse non meritava del tutto un successo così clamoroso ( ed è probabile che neanche il suo interprete se lo aspettasse). Struggenti le esibizioni di Bianca Atzei e Elodie, bravi come al solito ( e quindi senza grandi sorprese) Marco Masini e Michele Zarrillo,intensa e vagamente gospel l’interpretazione di Sergio Sylvestre ( anche se forse il pezzo in sè è un tantino banale), abbastanza inconsistente Alessio Bernabei. Dispiace per l’eliminazione di popolari personaggi come Al Bano e Gigi D’Alessio. Il primo però non al massimo della sua forma e con un brano prepotentemente antico, il secondo dolce e sensibile ma che, proprio per queste caratteristiche, è risultato leggermente melenso e ripetitivo.

Bene ragazzi, il festival ,con le sue luci e le sue ombre, è comunque passato, ci siamo tolti anche questo dente. Attendiamo con ansia il Sanremo 2018 per poter spettegolare ancora un po’. Già è incominciato il toto-conduttori, chi lo presenterà? Sparo un nome? Papa Francesco. Perché no?