Ragni, Pagliacci ed altre fobie : istruzioni per l’uso

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Ciao a tutti, ben ritrovati all’appuntamento settimanale con la nostra newsletter. Vi voglio raccontare un episodio personale capitatomi qualche giorno fa. Mi apprestavo a fare la doccia, avevo preparato tutto con estrema scrupolosità e, dopo una giornata di lavoro stressante, non vedevo l’ora di rilassarmi un poco. Ma, ad un certo punto, vidi un qualcosa destinato a sconvolgermi e a terrorizzarmi: un brutto e malefico ragno nero si stava arrampicando sulla parete del bagno, con aria minacciosa. Emisi un urlo terrificante, e mia madre corse a vedere cosa mai fosse accaduto. A quel punto, balbettando e quasi in lacrime, le indicai l’essere mostruoso che tanto mi angosciava. Mia madre, ridendo, disse ciò che mi sento ripetere da tanti anni: “Ma cosa vuoi che ti faccia un piccolo ragnetto come questo?”. Il fatto, cari amici, è che non so che cosa realmente mi terrorizza, ma vi posso assicurare che in generale tutti i ragni, anche quelli più minuti, sono per me spaventosi (naturalmente, tanto per concludere il racconto, mia mamma ha ucciso il ragno con la scopa, perché io, quasi paralizzato, non ci sarei mai riuscito).
Vi ho reso partecipi di questa esperienza per affrontare con voi il tema delle fobie, o, più in generale, delle tremende paure che caratterizzano le nostre vite. Perché, diciamocelo francamente, tutti abbiamo qualche timore, che, in alcuni casi, può limitare, spiacevolmente le nostre azioni e la qualità della nostra esistenza. Alcune paure, poi, possono essere davvero invalidanti: a questo proposito, mi è capitato di leggere un articolo su “psiconline”, curato dalla dottoressa Elisabetta Ranghino, che, oltre a cercare di definire meglio quelle che possono essere le cause delle nostre fobie, tenta di dare alcuni consigli utili al fine di combatterle (o, eventualmente, superarle). Mi piaceva l’idea di condividere con voi le sue conclusioni, in parte già note, in quanto dettate dal buon senso, ma comunque molto interessanti e costruttive. Innanzitutto è bene essere consapevoli del fatto che la paura in sè non è, in assoluto, qualcosa di sempre negativo, anzi… Frequentemente, capita che timori da noi provati innanzi a determinati pericoli e situazioni magari rischiose, siano in realtà appropriati e possano anche salvarci la vita. Questo è sempre stato così, essendo insito nella psicologia dell’uomo di tutti i tempi. Basti pensare a come la paura sia stata fondamentale per gli uomini primitivi al fine di proteggersi da animali feroci e potenzialmente pericolosi. Ma, mi viene da aggiungere, anche senza citare episodi di rischio particolarmente gravi, semplicemente il timore che si può provare innanzi a un esame o ad una performance particolare , può essere positivo ( quando non esagerato) in quanto ti può dare l’adrenalina giusta per superarlo. E’  indubbio, però, che alcune forme di paura, le cosiddette fobie, spesso apparentemente immotivate ed eccessive, possono causare non pochi problemi. Mi preme sottolineare, tra l’altro, avendo letto diversi testi sull’argomento, come il numero delle fobie esistenti sia davvero vasto e, fattore curioso ma alla fin fine comprensibile, spesso esse abbiano come oggetto cose ritenute dalla maggioranza delle persone normali e inoffensive. Si può avere la fobia dei ragni, come nel mio caso, ma anche dei pagliacci, dei nani, e via dicendo.
Quali sono le cause concrete di queste paure? L’autrice dell’articolo suddetto specifica che ipotesi per spiegare questi interessanti fenomeni della nostra mente sono in realtà diverse, ma forse nessuna di esse è veramente esaustiva. Molte fobie, ad esempio, sarebbero provocate da esperienze traumatiche vissute durante l’infanzia, o, ipotesi davvero affascinante, il loro insorgere nel singolo individuo sarebbe frutto di una trasmissione avvenuta attraverso generazioni passate. Sovente, in questi casi, si parla di esperienze collettive, il cui carattere è decisamente traumatico. Questo tipo di interpretazione, tra l’altro, si connetterebbe anche con forza all’ipotesi di quelle paure remote ed arcaiche che caratterizzano da sempre la civiltà umana, come la paura del buio, ad esempio, intuitivamente collegabile col fatto che esso abbia rappresentato, anche per i popoli a noi più lontani, il luogo dell’ignoto, potenzialmente pericoloso per la presenza di anomali feroci o nemici. Lo stesso Freud non ha mancato di attribuire una definizione precisa alle fobie, secondo lui da ricondurre alla necessità dell’uomo di delimitare e rendere gestibile una più generale angoscia esistenziale. In pratica, secondo il suo punto di vista, l’uomo possiederebbe la capacità di associare ad un particolare oggetto ( spesso, come abbiamo visto, assolutamente inoffensivo) sensazioni di paura smisurata, decisamente eccessiva, al fine di preservare la sua tranquillità psichica per il tempo restante, quando cioè non è a contatto con l’oggetto che tanto lo spaventa.
Ci sono rimedi specifici per combattere queste fobie? Innanzitutto viene caldamente consigliato di riconoscere e accettare la propria paura, evitando nel modo più assoluto una sua negazione o, mi viene da aggiungere, un atteggiamento in qualche modo minimizzante nei confronti del problema. I problemi vanno sempre riconosciuti per quello che effettivamente essi sono, la loro rimozione tramite abili escamotage non rappresenta mai la soluzione migliore. Successivamente può essere utile operare un processo di distinzione delle proprie paure, in modo tale da comprendere con chiarezza quelle che, come raccontato all’inizio, si rivelano in realtà salvifiche, o quantomeno utili  per noi e per la nostra incolumità sia fisica che psicologica, da quelle eccessive e in qualche maniera problematiche. Capita che alcune di esse siano state originate da un trauma vissuto, e allora può risultare utile l’aiuto di uno psicoterapeuta. Viene sottolineata anche la necessità  di non vergognarsi delle proprie fobie, per quanto assurde esse siano. Non bisogna permettere agli altri di giudicarci sulla base di queste paure, anche perchè tutti in realtà temiamo qualcosa, e il coraggio non sta, aggiungo, nel negare ciò, ma nel saper affrontare con forza e perseveranza le nostre debolezze ( se così possono essere definite). E’ anche molto importante cercare di capire, attraverso la conoscenza che si ha di se stessi, quali possono essere i modi e i tempi giusti per affrontare le proprie paure ( perchè queste, sempre utile sottolinearlo, vanno prima o poi affrontate). Ci sono persone che reagiscono molto bene alle cosiddette ” terapie d’urto”, e che quindi hanno bisogno di un contatto estremo con l’oggetto della loro specifica paura, e quelle invece che necessitano di un’esperienza più graduale, ma non per questo meno efficace. Può essere utile anche utilizzare alcuni ” trucchetti” che in qualche modo tengano vivo il contatto con una parte di noi più forte e sicura. Nell’articolo preso in esame vengono raccontati alcuni esempi illuminanti da questo punto di vista. Se, per citarne uno, terrorizza l’idea di dover parlare in pubblico e si vorrebbe invece sentire la profonda tranquillità con cui si suona la chitarra nella propria band, perchè non portare in tasca durante la tanto temuta performance il nostro plettro? Queste tecniche, apperentemente superficiali, quasi ridicole, potrebbero aiutare realmente lo stato d’animo di una persona spaventata o ansiosa. Infine, ultimo ma non ultimo, il consiglio forse più importante, ma anche, diciamocelo francamente, quello che richiede tanto impegno e a volte anche un certo dolore: trovare, magari anche con l’aiuto di un’esperto, il senso profondo delle proprie paure, il vero significato del loro esistere e della loro persistenza. A volte, infatti, anche ciò che sembra più irrazionale e assurdo, ha un suo senso, magari difficile da comprendere nell’immediato ma la cui scoperta può essere risolutiva per superare il terrore che tanto ci attanaglia. La paura di prendere l’aereo, ad esempio, può nascondere il timore più generale di allontanarsi dal conosciuto e di esplorare nuove realtà, così come il famoso e fatidico timore degli esami universitari può essere l’emblema della paura di crescere, di raggiungere uno step, come quello della laurea, che solitamente viene visto come un passo importante per l’entrata nel mondo ” adulto”.