Perdita del lavoro: un problema che è anche un’opportunità di crescita

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Ciao a tutti, ben ritrovati all’appuntamento settimanale con la nostra newsletter.

Sicuramente avrete seguito il festival di Sanremo, non fate finta di niente ci sono stati più di 10 milioni di ascoltatori..qualcuno dovrà pure averlo guardato!

Noi di Radioliberamente siamo rimasti colpiti dal brano de Lo Stato Sociale “Una Vita in Vacanza” non solo per la mitica ed irresistibile vecchietta campionessa di salsa acrobatica, ma anche per le varie figure professionali ironicamente citate, figlie un po’ dei nostri tempi.

Perché lo fai?

Il brano vuole suggerire l’idea di una possibilità di fuga dallo stress lavoro correlato, un po’ come faceva qualche anno fa Vasco Rossi con la sua “T’immagini”, spingendoci a riappropriarci anche di momenti di ozio e soprattutto del tempo libero.

Quando però il distacco dal lavoro non è per una semplice vacanza, ma frutto di un licenziamento, la situazione si fa più complessa e la persona può risentirne a livello psicologico, anche con conseguenze piuttosto gravi.

Questo tra l’altro qui in Italia è un tema molto discusso in seguito alla crisi del mondo del lavoro.

Come sopravvivere dunque alla perdita del proprio posto di lavoro?

Sicuramente il lavoro costituisce una parte importante nella costruzione della nostra identità e la sua improvvisa mancanza, oltre ad essere un trauma considerevole, fa scaturire in noi sentimenti di smarrimento e rabbia. A questo proposito il Dottor Massimo Perciavalle descrive in quattro punti le dinamiche emotive che nel tempo chi ha perso il lavoro si trova ad affrontare.

Inizialmente la persona si troverà a vivere una delicatissima fase di “Shock” durante la quale spesso si decide di tagliare completamente i ponti con quello che era il nostro ambiente lavorativo (soprattutto colleghi) perché sopraffatti da un senso di vergogna e fallimento.

In questo stadio è molto importante riconoscere ed accettare l’emergere di una nuova situazione da affrontare. La seconda fase, nota come “Difesa”, è quella abbastanza critica durante la quale si preferisce allontanarsi da famiglia ed amici convinti che nessuno sia in grado di capire quello che si sta attraversando. Questo momento può essere utile se ci permette di trovare nuove energie e soluzioni con cui fare fronte alla situazione, deleterio se ci isola troppo a lungo con i nostri pensieri negativi. È bene saper scindere il fallimento in campo professionale e non vivere il momento come una sconfitta personale. Citando il Dottor Perciavalle :“La perdita del lavoro non è un giudizio su sé stessi, e sul proprio valore come persone. E’ una valutazione sul proprio fare, in un contesto specifico, rapportato ad un mercato che cambia e che non riesce più a sostenere in maniera continuativa progetti e risorse. Non è opportuno generalizzare e sentirsi sconfitti, è piuttosto utile analizzare cosa è andato male ma soprattutto cosa si può fare di nuovo e diverso per cambiare la situazione e renderla più proficua per sé. “

Segue alla “Difesa” il “Riconoscimento Della Perdita”, ove si assiste ad una prima reazione della persona, si prospetta all’orizzonte un cambiamento e si mettono in campo tutti gli strumenti che abbiamo per poterlo affrontare, chiedendo anche l’aiuto di chi ci sta intorno.

Infine si verifica “Accettazione ed Adattamento” fase nella quale finalmente si inizia a vedere il problema come un’opportunità di crescita (si ha quindi una visione più ottimistica della situazione) e si elaborano nuove strategie. Naturalmente, se in questo percorso emotivo si vivono momenti di malessere che non riusciamo a gestire autonomamente, è bene consultare uno specialista che ci aiuti a dominare stati d’animo che potrebbero risultare molto nocivi per la nostra salute mentale.

Considerando che trovare un nuovo lavoro può richiedere molto tempo, a seconda anche delle competenze e del ruolo professionale svolto, è bene strutturarlo per rimanere aggiornati con letture e formazioni e non perdere il contatto con il mercato del lavoro leggendo annunci, facendo domande e rivolgendosi agli organi competenti in materia. Nel frattempo un ottimo modo per rimanere attivi e non farsi trascinare da sentimenti negativi ed autodistruttivi potrebbe essere quello di dedicarsi a passioni accantonate da tempo o dedicarsi al mondo del volontariato.

E qui torniamo alla mitica vecchietta che ha danzato sul palco dell’Ariston con Lo Stato Sociale. Infatti Paddy Jones, 83 anni, ha iniziato a ballare alla tenera età di 5 anni per proseguire fino ai 22, anno in cui ha deciso di accantonare i suoi sogni di ballerina per dedicarsi a lavoro e famiglia. Arrivata alla pensione ha deciso di trasferirsi assieme al marito in Spagna, ma qui dopo soli 2 anni è rimasta vedova. E così a 69 anni prima avvicinandosi al Flamenco e poi alla Salsa Acrobatica è diventata la a dir poco spericolata vincitrice morale del festival di Sanremo!

Tutto questo per suggerirvi come non sia mai troppo tardi per reinventarsi e potenziare anche la propria autostima. Specializzarvi in una qualche attività che piace, anche se non diventerà una vera e propria professione, può essere comunque estremamente gratificante e può rafforzare lo spirito nei momenti di difficoltà.