nostalgia canaglia

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L’altra sera mi è capitato di partecipare ad una cena con i miei vecchi compagni di liceo. Durante queste occasioni succede solitamente che si ricordino i tempi andati con grande nostalgia e un ostentato desiderio di poter in qualche modo tornare indietro, quando si avevano meno responsabilità, si era più giovani, meno indaffarati e meno coinvolti dalle problematiche della vita. Pur non condividendo appieno tali sentimenti (mai e poi mai vorrei tornare alle scuole superiori o più  in generale all’epoca in cui ero adolescente), devo ammettere che anch’ io alle volte mi faccio prendere da una malinconica nostalgia, anche in riferimento a periodi nei quali, oggettivamente, ero in realtà meno felice di oggi. Cerco di non essere vittima di questi ricordi, ma confesso la loro esistenza per certi aspetti negativa nella mia vita attuale. Attenzione, però. Stando alle ultime ricerche scientifiche, sembra che, in realtà, la nostalgia non sarebbe qualcosa da combattere, o comunque da considerare poco importante nella propria vita, ma al contrario farebbe bene all’anima. Nostalgici di tutto il mondo, aprite bene le orecchie e ascoltate ciò che sto per raccontarvi.

L’university of Southampton ha recentemente pubblicato una sorprendente ricerca su CURRENT DIRECTION IN PSYCHOLOGICAL SCIENCE , in base alla quale si evince inanzitutto che la nostalgia  è avvertita in tutte le culture e in ogni fascia d’ età ( quindi si presume anche fra i più giovani). Poi, attenzione attenzione, sarebbe anche in un certo senso benefica, adirittura terapeutica. Sembra un’ esagerazione, ma in realtà i ricercatori hanno spiegato nel dettaglio le conseguenze postive di questa forma di sentimento. Grazie all’utilizzo di un insieme di volontari ai quali è stato indotto un sentimento di nostalgia, si è notato come le persone si sentissero maggiormente amate e protette, avessero più stima di sè e  provassero meno sensazioni di solitudine. Probabilmente il punto focale di tale benessere è da ricercare nel fatto che gli individui nostalgici usufruiscono di questo stato d’animo per costruire la propria storia, creando una continuità fra passato e presente e, in definitiva, attribuendo una sorta di compiutezza alla loro vita. I ricercatori sostengono, come era facilmente prevedibile, che siano le persone anziane quelle più nostalgiche, ma che sia tale nostalgia ad aiutarle a superare la solitudine.

Effettivamente capita sovente di ascoltare persone non più giovani raccontare del loro passato, con una certa serenità se non adirittura entusiasmo. Il fattore che più mi colpisce, in questi casi, è quanto sia appagante e  rigenerante sentire i racconti velati di nostalgia, ma in fondo pieni di cultura e di storia, dei nostri nonni, proprio perchè ci aiutano a ricostruire il nostro passato, senza il quale perdereremmo sicuramente consapevolezza di noi stessi e del nostro presente. E’ anche vero, ci tengo a sottolinearlo, che in sè per sè la nostalgia spesso è frutto di sentimenti e impressioni non perfettamente realistici, almeno secondo la mia opinione. Come ho già suggerito all’inizio, nel ricordo il passato viene spesso percepito più piacevole e positivo di quello che è realmente  stato. Penso che ciò sia dovuto in parte a una nostra innata capacità di rimozione, per cui certe esperienze negative vengono facilmente dimenticate o comunque messo in secondo piano. D’altra parte viene rimpianto un periodo in cui si era  per forza più giovani, con più energia e  con maggiore vita davanti. Questo comunque fa parte del gioco, ed è esperienza di tutti quanto dolci ricordi nostalgici possano allietare noi e  chi ci sta intorno.

Ritengo soltanto che , anche  in questi casi, sia necessaria una certa moderazione. Se infatti è comprensibile che certe persone anziane si lascino a volte coinvolgere troppo dai ricordi passati, può secondo me essere da un certo punto di vista meno auspicabile che una persona giovane viva troppo di nostalgia. Qualche piacevole ricordo va bene, ma il trastullarsi esageratamente nel passato potrebbe  costituire una sorta di fuga da un presente con cui, prima o poi,  si deve fare  i conti. D’altronde, se vogliamo, anche il pensiero rivolto sempre e solo al futuro, come capita di riscontrare in alcune  persone, può costituire una sorta di alienazione dal proprio tempo attuale. In  viaggio nel tempo, quindi, ma sempre con i piedi per terra, e con la ferma convinzione che anche un non piacevolissimo presente può, se vissuto intensamente e con spirito lieto, dare tante soddisfazioni.