Migliori amici dell’uomo…e della nostra longevità!

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Ciao a tutti e benvenuti al consueto appuntamento con la nostra newsletter. Oggi parleremo di animali, in particolare del grande contributo che possono dare alle persone sofferenti di disagio psichico. Ormai è infatti acclarato che la compagnia di un animale domestico apporti molta serenità a chi ne usufruisce, tant’è vero che, principalmente negli ultimi anni, si sente così frequentemente parlare di pet therapy. Quest’ultima è entrata con delicatezza (ma al contempo in modo incisivo) tra le metodologie più consigliate per accompagnare la persona in un processo di recovery , agevolando miglioramenti significativi dell’umore e non solo.

L’occasione per parlarne ci è stata fornita soprattutto da un curioso articolo apparso su iltuopsicologo.it e scritto dal dott. Roberto Cavalieri., nel quale si afferma che vivere con un cane allungherebbe addirittura la vita. Ebbene si, i nostri amici a quattro zampe, che tanta gioia ci regalano ogni giorno, potrebbero essere anche gli artefici di un’esistenza non solo più serena, per noi padroni, ma forse anche più lunga. A tale conclusione si è giunti attraverso una ricerca realizzata dall’Università di Uppsala, secondo la quale il vivere da soli con un cane ridurrebbe sostanzialmente il rischio di morte e malattie cardiovascolari. Senza entrare troppo nei dettagli dello studio, basta considerare il fatto che, ai suoi fini, sono stati sottoposti dei test ad un gruppo davvero consistente di persone ( 3,4 milioni, per l’esattezza), di età compresa tra i 40 e gli 80 anni, a sua volta suddivisi in gruppi a seconda che i soggetti vivessero con un cane o meno, da soli con l’animale o con un cane ed altre persone. Percentuali alla mano, si è evinto che chi viveva da solo con un cane vedeva ridursi del 33% il rischio di morte ( rispetto, naturalmente, a chi viveva senza) e dell’11% la possibilità di soffrire di malattie cardiovascolari.

A questo punto sarebbe molto interessante cercare di comprendere il perché di questi dati (non può certo trattarsi di una coincidenza), e indubbiamente la prima ipotesi che tali risultati sembrano suggerirci non può che basarsi su una possibile relazione tra emozioni positive (i cani, ma anche altri animali domestici, ne regalano parecchie) e la nostra stessa salute fisica. Una connessione tra corpo e psiche suggestiva ed intrigante, che sarà sicuramente oggetto di ulteriori studi, e che apre un quesito fondamentale: il benessere della mente può davvero migliorare la nostra salute fisica o, quantomeno, lenire il dolore? L’argomento sarebbe davvero troppo ampio per trattarlo in questa sede, ci premeva comunque riassumere, contestualmente ai nostri rapporti con gli animali, quanto nel sito suddetto Roberto Cavalieri racconta della pet therapy.

In realtà, è bene sottolinearlo, l’espressione non riguarda solo applicazioni strettamente terapeutiche, ma anche, più in generale, educative e ricreative. Se il loro fine è quello di migliorare la qualità della vita, è fondamentale ricordare che trattasi di una terapia da applicare non in sostituzione ad altre terapie, ma insieme ad esse. Gli interventi di “terapia per mezzo degli animali” (come si direbbe in italiano) possono essere applicati, in diversi contesti, sia da professionisti che da volontari (formati), i quali lavoreranno con animali dotati di determinate caratteristiche. Non si tratta di una forma di terapia “universale” che, svolta alla stessa maniera, va bene per tutti; essa va invece opportunamente adattata alle persone e alla specifica patologia da curare, considerando che in alcuni casi, per diversi motivi, essa è sconsigliabile.

I benefici della pet therapy possono essere svariati, tra i quali possiamo annoverare la riduzione dell’ansia, l’aumento di autostima, una maggiore stimolazione ad interagire con gli altri o, ad esempio, a veder accrescere la propria capacità di attenzione. I meccanismi d’azione sono di tipo comunicativo (si ripristina una comunicazione basica, simile a quello della madre col bambino), ludico, interattivo (l’animale può diventare oggetto di conversazione con altri), di responsabilizzazione, e, naturalmente, di tipo affettivo (la relazione uomo-animale può, in parte, compensare l’assenza di un legame affettivo fra umani, anche se, si specifica nell’articolo, bisogna porre attenzione a non “sostituire”le persone con l’animale, pena un nocivo “isolamento relazionale”). Per concludere ci piacerebbe dal nostro canto sottolineare come forse importante motivo del successo di queste forme terapiche sia dovuto anche ad un ritorno alla semplicità, alla natura, a sentimenti di affetto genuini verso esseri tutto sommato indifesi e desiderosi, istintivamente, di ricevere da noi calore e protezione. In un mondo iper tecnologizzato e in un’epoca a tratti stressante e anche, perché no, un tantino “nevrotica”, un ritorno a sentimenti puri di ludica allegria (anche se, ricordiamolo, l’animale non è un gioco, ma un essere vivente la cui cura richiede attenzione e consapevolezza) non può che migliorare la nostra psiche ed aiutarci a semplificare nostri possibili turbamenti, prestando attenzione alla “sostanza” delle cose. Oltretutto, non dimentichiamolo, forse vivremo anche di più!!!