Lotta allo stigma ai tempi di Instagram

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Ciao a tutti e benvenuti all’appuntamento con la mitica newsletter di Radio LiberaMente. Incredibile a dirsi, ma, nonostante tutte le traversie e difficoltà vissute in questo 2020, niente fermerà la nuova edizione di Màt, settimana della Salute Mentale di Modena. Màt ci sarà, naturalmente con le opportune modifiche e nel rispetto delle leggi anti-covid. Le iniziative di Màt (che, tra l’altro, è giunto ormai al suo decimo anno) incominceranno precisamente il 17 Ottobre per poi concludersi il 24 dello stesso mese. Noi di Radio LiberaMente, quasi scontato scriverlo, seguiremo con passione molti degli eventi in programma, cercando di rendervene conto (alla nostra maniera) attraverso video interviste, le nostre “radiocronache”, le dirette e registrazioni audio di alcune iniziative e via dicendo.

Rimanendo sempre sul tema della Salute Mentale, come in fondo è d’abitudine per la nostra newsletter, e come cercheremo di fare anche proprio in vista di Màt, desideravamo questa settimana soffermarci su un interessante articolo di Adalgisa Marrocco pubblicato sull’Huffington Post appena qualche giorno fa. Un articolo che parla di Chiara Ferragni e Instagram. Ma come, vi chiederete voi, che c’entra tutto questo con la Salute Mentale? Anche se apparentemente il mondo dello spettacolo, sempre così fortemente caratterizzato da luci, sorrisi e allegria, sembra distante dalle vicissitudini che affliggono tante persone “comuni”colpite da un disagio psicologico, non sempre i fatti confermano del tutto questa prima impressione. Sta capitando sempre più frequentemente, infatti, che personaggi dello spettacolo ( musica, cinema, televisione, ma anche web) raccontino con molta sincerità di loro periodi bui, rivelando insicurezze, malessere e fragilità.

Nell’articolo suddetto, ad esempio, si dice che Chiara Ferragni (per chi non lo sapesse la più importante influencer italiana, nonchè compagna del noto rapper Fedez) ha attraversato un periodo molto difficile a causa della perdita di una persona a lei molto cara (avvenuta circa un anno e mezzo fa), evento drammatico che l’ha indotta a rivolgersi ad uno specialista. Ferragni stessa ha raccontato tutto questo nelle storie di Instagram, rivelando, più nel dettaglio, anche la tipologia di trattamento a cui si è sottoposta, il cosiddetto EMDR, in maniera tale che possa essere maggiormente conosciuto anche da tutte le persone che sentono di averne bisogno. L’EMDR consiste in una particolare terapia che non elimina i ricordi ma tenta di cancellare le dolorose sensazioni che ad essi sono in qualche modo collegati. Come spiega la stessa influencer, il trattamento posiziona l’evento traumatico in un’altra zona del cervello, facendo in modo che si avverta meno dolore al momento del ricordo.

Tutto questo, per noi che ci occupiamo di Salute Mentale, è davvero molto importante, perchè dichiarazioni pubbliche di personaggi molto famosi, popolari, e, almeno in tal caso, anche decisamente vicine al mondo dei giovani, non possono fare altro che contribuire a combattere lo stigma che ancora aleggia nei confronti del disagio psichico. E’ confortante verificare come, a differenza di quanto capitava in un passato di certo non così lontano, oggi si riesca a parlare con più disinvoltura (ma, attenzione, senza per questo scadere nella superficialità) delle proprie fragilità senza vergognarsene (perchè ce ne se dovrebbe vergognare?), stimolando empatia, condividendo vissuti emotivi, accrescendo anche, perchè no, la conoscenza della disciplina psicologica e di certe dinamiche psichiche che possono riguardare l’esistenza di molti fra noi. I pregiudizi sono duri a morire (e questo non solo nel mondo della Salute Mentale) ed è necessario il contributo di tutti (famosi e non) affinchè la battaglia contro lo stigma venga vinta, o, perlomeno, portata avanti con successo. In un certo senso fa specie come le dichiarazioni di un vip possano suscitare d’un colpo clamore e (ci auguriamo) effetti positivi sulla collettività, magari contribuendo a svolte culturali che associazioni, medici, educatori e lo stesso Màt, ad esempio, impiegherebbero più tempo a raggiungere. Ma in questo campo, naturalmente, non ci sono gare e competizioni, sarebbe sciocco applicare a nostra volta uno stupido pregiudizio su personaggi non “del settore” e che magari, secondo una logica non certo virtuosa, vorremmo escludere dal dare il loro importante contributo su tematiche di questo genere.

Ed è altresi importante, per concludere, sottolineare il valore di questi contributi alla luce del periodo che stiamo vivendo, caratterizzato oggettivamente da tanta paura, insicurezza e disagio. Il covid non sta solo facendo un male fisico a tante persone, ma sta anche minando, a volte con esiti davvero drammatici, l’interiorità di alcuni di noi. Il periodo del lockdown, ad esempio, ci ha privato di molte relazioni umane, intensificando conseguentemente in alcuni di noi un senso di solitudine, se non addirittura di depressione. E’ fondamentale non pensare di essere gli unici a provare certi sentimenti, comprendere che, in fondo, siamo tutti uniti in questa pesante situazione e non temere di chiedere, se necessario, aiuto a chi può concretamente migliorare il nostro vivere. In fondo, covid o non covid, il sentirsi uniti nella consapevolezza di aiutarsi reciprocamente nel sostegno psicologico non può che rafforzarci e contribuire esso stesso a farci sentire meglio. Anche il mondo patinato dello spettacolo, oggi più che mai, se ne sta rendendo conto.