Il mitico Freud fa ancora discutere

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Ben ritrovati con il nostro celebre appuntamento settimanale in compagnia della newsletter. L’argomento di oggi riguarda bambini e genitori. Al centro del nostro interesse vi è la personalità, in particolare, ci domandiamo quando quest’ultima tende a manifestarsi e consolidarsi. La personalità si sviluppa nella prima infanzia o continua a svilupparsi successivamente nel corso di tutto l’arco della vita?

Tra i primi studiosi che hanno affrontato il tema della personalità ritroviamo il contributo fondamentale di Sigmund Freud, il quale ha affermato che la personalità tende a svilupparsi fin dalla prima infanzia, rimanendo oltretutto la stessa nell’età adulta. Partendo dalla teoria di Freud, molti altri studiosi si sono interessati di tale tema, conducendo dei veri e propri studi a riguardo.

Uno studio che appare sul Journal of Personality ha seguito 103 bambini per 19 anni da quando ne avevano 4 fino ai 20. I ricercatori, per avere un’infarinatura della personalità in età prescolare dei bambini osservati, decidono di intervistare le figure a loro più rappresentative e di riferimento all’interno della vita quotidiana. Queste figure, come ben potete immaginare, sono: insegnanti e genitori. Ai genitori è stato chiesto di compilare un questionario ogni anno fino a quando i bambini avevano 10 anni e poi di nuovo all’età dei 12, 17 e 23 anni. Sulla base delle osservazioni di tali figure i bambini sono stati identificati in tre possibili stati di personalità: incontrollato, ipercontrollato e resiliente.

Per quanto riguarda la tipologia di personalità ipercontrollata, lo studio ha dimostrato quanto i bambini afferenti a tale personalità siano timidi e allo stesso tempo così percepiti anche dagli altri. Questo accade in seguito ad un controllo ferrato ed eccessivo delle emozioni, dunque, i bambini vengono definiti meno in grado di agire spontaneamente e naturalmente. Vi è un vero e proprio distacco dagli impulsi. Al contrario, i bambini afferenti alla tipologia di personalità incontrollata tendono ad agire secondo i propri impulsi primari, accanto ad una dose di frustrazione. Questi mettono in atto comportamenti aggressivi, accompagnati da sentimenti di rabbia e potere nei confronti di se stessi e gli altri. Seppur tale studio sembra essere così deterministico, vista la forte considerazione di fattori protettivi e di rischio, dimostra che effettivamente i bambini aggressivi in età prescolare sono gli stessi adulti aggressivi all’età di 23 anni. Teniamo a sottolineare, così come compie anche lo studio, che tale aggressività nel corso del tempo è andata rimodellandosi e riducendosi. La terza ed ultima tipologia di personalità resiliente, sembra a nostro avviso quella maggiormente equilibrata rispetto la realtà. Perchè? Perchè i bambini afferenti alla personalità resiliente mostrano maggiori capacità adattive, maggiori capacità di sostenere la forza delle emozioni e, in particolare, come ci spiega il puro significato della parola “resilienza” tali bambini risultano possedere quella maggiore capacità di resistere agli urti della vita, riuscendo a reagire con più maturità, senza infatti trovarsi in bilico tra un atteggiamento impulsivo e compulsivo.

Tale studio tende ad avvicinarsi alla teoria di Freud, in quanto i bambini afferenti alle tre tipologie di personalità sembrano collocarsi lungo un continuum più o meno uguale che permane per tutta la vita. Tuttavia, lo scopo di questo studio non è quello di pensare ad una teoria assoluta rispetto la personalità e il suo sviluppo durante l’arco della vita, ma bensì le testimonianze attuali che provengono dagli psicologi sostengono una forte influenza delle prime fasi dello sviluppo all’interno del quale l’ambiente pare costituire la maggior risorsa di sviluppo, crescita, modifica e cambiamento dei tratti di personalità. Attenzione però, gli psicologi Hans Eysenck e Raymond Cattell negano completamente l’effetto dell’ambiente in quanto pongono l’accento sull’importanza dei caratteri ereditari, tanto che asseriscono che è possibile trovare tratti come la timidezza o la coscienziosità nel DNA o in parti particolari del nostro cervello.

In conclusione, sebbene risulti opportuno considerare sia la prestigiosità dei fattori ambientali che genetici, ci sembra doveroso dal nostro punto di vista sottolineare quanto siano significative le esperienze che continuamente si susseguono nel corso della vita e quanto esse possano mettere in atto input e segnali di cambiamento della nostra personalità.