Hey, Hey I Wanna Be A Rockstar

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Penso sinceramente che  tutti, almeno una volta nella vita, abbiano sognato di diventare dei cantanti famosi, acclamati dalle folle, impegnati in fantasmagorici tour in giro per il mondo. In genere si ritiene che un’esistenza di questo tipo, caratterizzata da un attivo coinvolgimento nel mondo della musica e da una travolgente popolarità tributata da un pubblico in delirio, rappresenti sostanzialmente il raggiungimento di una condizione quasi paradisiaca, beata, senza troppi problemi e difficoltà. Ebbene, possiamo dire con quasi assoluta certezza che non sempre è così, anzi…

Questo stando almeno ad uno studio condotto dall’associazione inglese Help musicians, pubblicato qualche tempo fa sul Guardian. I suoi risultati sono stati per certi aspetti clamorosi, anche se, ad una riflessione attenta e scevra da facili entusiasmi dettati da ingenue fantasticherie, non del tutto inaspettati. Pensiamo per esempio a quante importanti star, apparentemente fortunate e che avrebbero avuto tutti i motivi per vivere felici, tranquille e soddisfatte, abbiano invece dovuto lottare contro i loro inquietanti fantasmi psichici, affrontando crisi gravissime, e spesso, bisogna dirselo chiaramente, uscendone piuttosto malconci, se non addirittura in condizioni drammatiche. Ma vengo a spiegare con maggiore esattezza gli esiti dello studio inglese. I dati sono allarmanti: il 60% dei musicisti soffrirebbe di depressione o di altre malattie mentali e il 71% collegherebbe l’insorgere di questi disturbi con il trascorrere troppo tempo in tour. Ma come, verrebbe da dire, cantanti e musicisti sognano per tutta una vita di esibirsi davanti ad un pubblico adorante, disposti a qualunque sacrificio pur di godere della celebrità che un tour ti dà, e verrebbero poi pagati così, depressi e scontenti?

 

 

Alcuni studiosi hanno cercato di comprendere a fondo i motivi di tutto questo. Isabella Goldie della Mental Healt Foundation ha fatto notare, per esempio, come, in realtà, quando si è in tour ci si allontana giocoforza da quelle che generalmente vengono definite come buone abitudini per una vita salutare: dormire abbastanza, bere con parsimonia, non assumere droghe, e riuscire a mantenere, in particolare, rapporti costanti con amici e famigliari. Per la Goldie diventa veramente complesso tenere un comportamento regolare quando si è in tour. Ma le motivazioni del fenomeno non si limitano soltanto alla mancanza di comportamenti corretti o, quantomeno, alla difficoltà di attuarli sempre in maniera costante. Molti medici, tra cui John C Buckner, sono concordi nell’attribuire molta responsabilità alla cosiddetta “depressione post performance”, sottolineando l’enorme contrasto tra la forte carica emotiva provata durante un concerto e i momenti successivi. Buckner, in particolare, ha spiegato come durante un concerto vengano attivati vari neurotrasmettitori che rilasciano sostanze  destinate a farci sentire molto bene. In seguito il sistema nervoso avrebbe bisogno, per forza di cose, di riequilibrarsi, e, se in una vita cosiddetta “ normale” il bilanciamento ad un episodio eccitante avviene in modo tutto sommato naturale, grazie all’alternanza tra momenti di riposo e di lavoro, negli episodi di depressione in seguito a performance tutto si verifica a livelli più alti. Tra l’altro, è importante ricordarlo, i soggetti impegnati in queste esibizioni magari in giro per il pianeta, non hanno neppure la possibilità di confrontarsi e di trovare conforto in una rete di relazioni stabile, conducendo una vita così particolare e fuori dall’ordinario.

 

 

Che fare allora? Come conciliare una vita artistica soddisfacente con la necessità di un equilibrio emotivo e psicologico? E’ tutto estremamente difficile, anche perché le esibizioni live sono pressoché imprescindibili per musicisti e cantanti, se si eccettuano casi particolari, come quello della mitica Mina. Secondo una mia personale opinione, bisognerebbe cercare di vivere tutte le esperienze, anche quelle più entusiasmanti, con quel dolce tocco di distacco che permetta di conservare una piena consapevolezza di ciò che si fa e di quello che ti succede. Beninteso, non credo che questa sia una capacità che si acquisti dall’oggi al domani, e il solo volerlo, senza esercitarvisi quotidianamente e con disciplina, non penso possa portare a grandi risultati. Si tratta di un processo lungo, ma credo ne valga la pena. E ciò non significa necessariamente perdere in passione ed entusiasmo, ma semplicemente saper controllare questi stati d’animo con la giusta lucidità, per evitare brutti contraccolpi e desolanti depressioni. Per essere grandi star non solo sul palco, ma anche nella vita.