Da un seducente dipinto del Caravaggio, riflettiamo insieme sul nostro narcisismo.

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Ciao a tutti e benvenuti al consueto appuntamento settimanale con la nostra mitica newsletter. Oggi, carissimi amici, mi piacerebbe partire da un’immagine, una splendida immagine dipinta dal grande Caravaggio (anche se il suo autore è stato nel tempo dibattuto dai critici e storici dell’arte). Il quadro in questione si chiama “Narciso”ed è conservato nella Galleria Nazionale d’Arte Antica, a Palazzo Barberini, a Roma. E’ un dipinto seducente, in un certo senso anche accattivante, dai valori stilistici notevoli. Pur essendo infatti abbastanza scuro, ecco spiccare con forza magnetica i bagliori dorati di viso, braccia, parte del collo e ginocchio del fanciullo, accuratamente riprodotti nella fonte dell’acqua in cui si specchia. E quelle maniche bianche, poi, ma quanto sono belle?

Più in generale noi sappiamo che il chiaroscuro è tipico delle opere caravaggesche, ma in fondo, allargando decisamente il discorso, si potrebbe affermare che momenti di luce e di ombra caratterizzano tanti aspetti del reale e la nostra stessa vita. In questo contesto mi preme soprattutto constatare, un po sulla falsariga di quanto raccontato anche in una delle newsletter precedenti, come alcuni fenomeni o condizioni psicologiche possano presentare mille sfaccettature, aldilà di un nostro primo giudizio superficiale su di esse. E risulta indubbio che questa consapevolezza a volte ci sorprende e ci stimola, perché può incoraggiarci ad individuare luci in quella che può sembrare un’oscurità profonda, senza appello.

A questo proposito, mi è sembrato interessante un articolo letto poco tempo fa su “Internazionale”, tratto da “The Guardian” e scritto da Oliver Burkeman. Il tema trattato è proprio il narcisismo, una caratteristica caratteriale spesso criticata e associata quasi automaticamente ad una personalità infantile, quasi addirittura egocentrica e supponente. Ma, riflettendoci più approfonditamente, siamo proprio sicuri che il narcisista sia sempre e comunque da biasimare? Ci sono elementi positivi in un tratto del carattere a primo acchito tanto poco simpatico? L’articolo in esame cerca di rispondere proprio ad interrogativi di questo genere ed afferma, in buona sostanza, che un poco di narcisismo in realtà fa bene. Più nello specifico, il giornalista scrive che, senza ombra di dubbio, un eccessivo narcisismo è malsano, e non solo per i singoli individui, ma anche per le nazioni. Uno studio abbastanza recente, infatti, ha proprio verificato come, in linea generale e basandosi su un campione di 35 nazionalità differenti, le nazioni tendano (chi più chi meno) a sopravvalutare il loro contributo alla storia del mondo. Ma se un eccesso in questo senso è negativo, Burkeman afferma anche e soprattutto come un po’ di sana autostima sia addirittura necessaria. Ricorda, a questo proposito, il contributo apportato dallo psicanalista Heinz Kohut con il suo concetto di “narcisismo sano”.

E’ oltremodo interessante la spiegazione che Kohut dà del fenomeno, secondo la quale, se è vero che i bambini considerano se stessi e i genitori al centro del mondo, il processo di crescita dovrebbe portare ad una più razionale presa di coscienza della realtà: seppur sempre consapevoli del nostro valore, comprendiamo di non essere Dio e siamo più attenti alle esigenze altrui. Quando questo non si verifica è un problema, perché la vita ci arrecherà inevitabilmente avvilenti frustrazioni. Ciò che caratterizza  l’adulto eccessivamente narciso sarebbe il pensiero dicotomico insito in lui, secondo il quale o si è Dio o non si è nulla. Concezione, mi verrebbe da sottolineare, assolutamente (ed evidentemente!) avulsa dalla realtà, e destinata, giocoforza, a scontrarsi con essa, ad allontanare non solo da un’autentica consapevolezza del proprio sé (e non vuol dire, questo, giocare al ribasso, ma anzi scoprire le proprie vere risorse e cercare di potenziarle per essere effettivamente utili al mondo), ma anche da rapporti sinceri e costruttivi con gli altri. Certo, mi viene da pensare, a volte esimersi dal crescere del tutto, mantenendo tratti infantili, o addirittura regredendo verso essi in determinati contesti, può essere nell’immediato confortante, apportare una certa comoda serenità, ma si tratta in fondo di un inganno perpetrato a se stessi, dagli esiti decisamente poco felici.

Ma allora, quando e come il narcisismo può effettivamente dare una mano? In quali “quantità”?

Come spesso accade nella vita, anche qui trionfa la tanto decantata “via di mezzo”, banale quanto volete, ma foriera, specialmente in questi casi, di corrette attitudini mentali e di comportamento. Come è scritto nell’articolo suddetto, il narcisista “sano” è quello che, pur considerandosi appena appena più importante di quanto realmente sia, non si ritiene Dio, ha superato l’istintiva attitudine infantile a sentirsi al centro dell’universo, riuscendo, in questa maniera, a rapportarsi adeguatamente con gli altri.

Secondo il mio parere (e questo è un consiglio che do in primo luogo a me stesso) è necessario, almeno in certe situazioni, abituarsi a coltivare l’ascolto, senza vedere questo comportamento come una seppur momentanea sospensione della propria forza individuale e della propria capacità di espressione. L’ascolto degli altri non indebolisce mai la propria personalità ma la fortifica, perché consente l’apprendimento di altri mondi, realtà e opinioni. Nulla vieta poi di far valere le proprie ragioni e idee, ma è inglobando anche l’incontro con l’altro che si può evitare un egocentrismo fine a se stesso. Innamorarsi perdutamente e senza spirito critico della propria immagine non aiuta a comprendere chi si è realmente, ma volersi bene e valorizzare in senso propositivo quello che si fe e che si è può risultare la strada maestra per un concreto miglioramento.