Cyberbullismo deleterio anche per i bulli

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Ciao a tutti e ben ritrovati all’appuntamento settimanale con la nostra newsletter. Oggi parlerò di un argomento serio e difficile, ma estremamente attuale, il cyberbullismo. Mi sembrava giusto approfondire questa tematica soprattutto in seguito alla precedente newsletter, nella quale si era parlato dell’aggressività dei ragazzi nei confronti degli adulti, delle sue possibili cause e dei metodi più appropriati per contrastarla. Si era anche accennato, abbastanza inevitabilmente, al fenomeno del bullismo, di cui tanto si sente parlare, soprattutto negli ultimi tempi, su giornali e in televisione. In generale, penso che in fondo problemi di questo genere siano più o meno sempre esistiti, ma sicuramente oggi se ne parla, fortunatamente, in modo maggiore, anche grazie alle facili riprese video che si possono realizzare con gli smartphone, e quindi all’effettiva disponibilità di testimonianze visive al riguardo. Questo ci fa comprendere come gli sviluppi tecnologici più attuali e sorprendenti possano presentare un duplice risvolto, principalmente, scontato dirlo, in base all’utilizzo che se ne fa’. Come lo smartfhone può risultare utile per testimoniare certi episodi di bullismo, così è anche vero che alcuni fenomeni di prevaricazione più o meno importanti si sviluppano e si intensificano anche attraverso la Rete.
Mi premeva raccontarvi un interessante studio condotto da alcuni ricercatori dell’università di Birmingham, secondo il quale le conseguenze del cyberbullismo possono essere deleterie ( se non drammatiche ) sia sulle povere vittime ( come era facile immaginare ) sia, e questo è molto importante sottolinerarlo, sui bulli stessi. Un’ allarme, quindi, da prendere in assoluta e seria considerazione, oltrepassando la soglia di quello scarso interesse, o addirittura di indifferenza, che a volte si colgono in questi casi. La ricerca in questione ha coinvolto oltrte 150.000 bambini e giovani adulti di ben 30 paesi diversi, monitorandoli per oltre 21 anni. In particolare il professor Paul Montgomery ha sottolineato il ruolo fondamentale degli istituti scolastici nell’elaborazione di programmi anti-bullismo che tengano conto della prevenzione del fenomeno in rete. Per lo studioso risultano fondamentali vari interventi quali, ad esempio, il sostegno on-line per le vittime e il concetto di “cittadinanza digitale”. I ricercatori hanno poi sottolineato l’importanza di alcune raccomandazioni utili per prevenire e contrastare fenomeni di questo tipo. Si tratta fondamentalmente di suggermenti sul tipo di comportamento pratico da adottare in queste circostanze, rivolti soprattutto agli istituti frequentati quotidianamente dai ragazzi bullizzati, consigli di buon senso e facilmente prevedibili, ma che è giusto rimarcare con una certa insistenza per evitare l’acuirsi di questi problemi. Innanzitutto, come già Montgomery aveva spiegato, quando si mettono in pratica programmi di prevenzione al bullismo e di uso sicuro di internet, è assolutamente necessario inserire in essi anhe il cyberbullismo. Ma non solo: tutti gli operatori coinvolti nel mondo della salute mentale, che hanno a che fare con ragazzi giovani o bambini, avrebbero anche il compito di chiedere loro se si sono verificate tali forme di bullismo. A questo proposito, viene raccomandato lo studio del fenomeno cyberbullismo e dei suoi effetti all’interno della formazione degli psicologi che avranno a che fare con bambini e adolescenti. E ancora: bambini e ragazzi malauguratamente coinvolti nel fenomeno, sarebbe bene fossero controllati per individuare la presenza eventuale di problemi mentali o di agiti autolesionistici. Fondamentale poi che tutti i programmi scolastici, familiari e comunitari promuovino un utilizzo consapevole e giusto della tecnologia, e che in tutti i programmi antibullismo siano presenti piani di intervento e prevenzione al suicidio.
Lo ripetiamo, questi sono provvedimenti e forme di monitoraggio utilissimi, appropriati e per questo condivisibili. Risulta secondo me ostico il secondo punto, nel quale si specifica che i professionisti di salute mentale dovrebbero chiedere ( si presume ai ragazzi stessi ) se si sono verificati episodi di questo genere.

Dico questo perchè, almeno stando alla mia personale esperienza e a come ho osservato svilupparsi concretamente il fenomeno bullismo nelle realtà a me più vicine, i bullizzati in genere provano un immotivato senso di colpa e faticano, nella più cupa sofferenza, ad aprirsi all’altro, raccontando tutto quello che sta loro succedendo e il profondo disagio che inevitabilmente stanno provando. Vorrebbero che la loro problematica situazione si risolvesse, ma non si azzardano a chiedere aiuto, quasi fossero loro, almeno in parte, i colpevoli. Tra l’altro, da questa ricerca emerge che le vittime del cyber bullismo in particolare sarebbero ancora più restie a raccontare del loro problema. Pertanto è richiesta, in maniera ancora più forte, la disponibilità da parte di insegnanti, ed educatori in generale, a drizzare le antenne anche solo sulla base di sporadici indizi del fenomeno, e di invitare i ragazzi, tramite magari la discreta consulenza di psicologi, ad aprirsi con fiducia, nella prospettiva di una serena risoluzione del problema.

Aspettare che questi fenomeni si arrestino da soli non è mai conveniente, anche perchè alla lunga, come ho sottolineato all’inizio, le conseguenze possono essere drammatiche. Di primo acchito stupisce che anche gli stessi bulli in rete possano poi soffrire psicologicamente in seguioto al comportamento da loro stessi messo in atto, ma, riflettendoci più accuratamente, non è insensato pensare che se sono arrivati a demolire, o a tentare di farlo, un soggetto magari apparentemente più debole o, per qualche motivo, considerato “diverso”, qualche problema interiore lo debbano pur avere. E l’accanirsi sugli altri non è mai la soluzione giusta.