Chi trova un amico trova un tesoro??!

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Ciao a tutti, come state? Siamo finalmente tornati, anche quest’estate è ormai agli sgoccioli e noi abbiamo puntualmente ricominciato con le nostre trasmissioni e la nostra mitica newsletter. Già vi abbiamo immaginato in vacanza ai tropici non riuscire a godervi il sole e il mare perché sentivate la nostra mancanza, ma d’altronde dovete comprendere che anche noi abbiamo bisogno di un minimo di riposo. Se questo può diventare motivo di nostalgia o addirittura di depressione, sinceramente ce ne faremo una ragione. Allora, con che argomento ricominciare? Navigando su internet ho trovato un articolo molto interessante e che mi piacerebbe condividere con voi. Innanzitutto perché, udite udite, parla dei risultati di una ricerca scientifica. Mi sembra già di udire le vostre lamentele, ancora un altro studio scientifico, ne abbiamo le scatole piene! Si perchè, diciamocelo francamente, molto spesso capita di leggere su riviste o su internet ricerche compiute nelle più prestigiose università avere come oggetto di studio tematiche futili, strane, certamente curiose ma, come dire, abbastanza inconsistenti. E invece no, stavolta ho beccato qualcosa di importante, soprattutto per noi interessati alla psicologia e, più in generale, ai rapporti umani e alla costruzione di un sé felice e realizzato.

In questo caso la ricerca è stata svolta da alcuni studiosi dell’Università della Virginia, per poi essere pubblicata sulla rivista Child Development. Essa sosterrebbe una teoria che forse ad alcuni potrebbe sembrare banale, ma che in definitiva non lo è poi così tanto, o almeno non aveva mai ricevuto una convalida così perentoria. In pratica dice che le amicizie profonde coltivate nell’adolescenza ( sottolineiamo il fatto che siano profonde) influenzerebbero in modo decisivo la salute mentale della vita adulta. In particolare coloro che sarebbero in grado di intensificare i rapporti amicali da ragazzi, soffrirebbero decisamente meno di problematiche psicologiche quali la fobia sociale e la depressione e godrebbero sostanzialmente di una maggiore autostima.

 

 

Come si è svolta in linea di massima la ricerca? Sono stati coinvolti ben 169 studenti, intervistati all’età di 15, 16 e 25 anni. In particolare gli studiosi hanno cercato di valutare due specifici parametri, quali la qualità delle amicizie e il grado di popolarità. I ragazzi sono stati coinvolti in colloqui, durante i quali sono state fatte loro domande sui rapporti di amicizia instaurati e su quanto essi si basassero su fiducia e buona comunicazione. Dopodichè gli esperti hanno somministrato loro dei questionari, al fine di valutarne con precisione gradi di ansia, depressione ed autostima. Non solo: sono stati intervistati anche i più importanti amici citati dai ragazzi coinvolti. In particolare, l’amicizia “buona e profonda” è stata valutata sulla base dei racconti fatti dai “migliori amici”, mentre la popolarità si è determinata considerando il numero di adolescenti che avevano chiaramente espresso il desiderio di stare in compagnia dei soggetti prescelti per lo studio. I risultati hanno evidenziato, in maniera oserei dire cristallina, come a 25 anni coloro che avevano instaurato rapporti importanti e non superficiali durante l’adolescenza avvertissero meno sintomi psicologici negativi ( fobia sociale e depressione) e fossero maggiormente dotati di autostima. Al contrario, capiterebbe  che i cosiddetti “popolari” siano più soggetti agli stati ansiosi provocati dalla fobia sociale. Ma attenzione: questi effetti così differenti non sarebbero in realtà visibili a breve termine, si tratterebbe proprio di un processo che, una volta innescato, ha conseguenze addirittura dieci anni più tardi, indipendentemente dalle ulteriori esperienze vissute nel frattempo.

 

 

Come si spiega tutto questo? I ricercatori specificano come in un periodo così importante per la costruzione del proprio sé e della propria identità, quale è l’adolescenza, il fatto di costruire rapporti profondi non farebbe altro che stimolare e incoraggiare una migliore considerazione di se stessi. Considerazione, aggiungo io, abbastanza inattaccabile, ricordando che, stando ai suddetti risultati, essa diventerebbe un tesoro prezioso di cui godere anche nell’età adulta. Mi sento di dire, ma questa specifico essere un’opinione strettamente personale, come più in generale possa giovare molto alla persona la ricerca di una profonda autenticità, sia nel rapporto con se stessi ( e questo per esperienza posso assicurare non essere sempre facile), sia nel rapporto con gli altri. Manifestarsi al mondo per quello che effettivamente si è, senza cercare per forza l’approvazione di tutti e senza mascherare eventuali limiti o difetti , può fare davvero la differenza nella costruzione di una personalità forte e sicura. Chi già da adolescente è capace di rapportarsi agli altri in questo modo, probabilmente godrà di un valido feedback da parte delle persone intorno, e vedrà realizzarsi rapporti profondi e duraturi. Sicuramente di buon auspicio per il futuro, per quanto complesso potrà essere.